La crisi dei corpi intermedi, scaturita soprattutto dopo lo scandalo di Tangentopoli che ha caratterizzato la fine della Prima Repubblica, ha determinato la sfiducia della popolazione nei confronti delle Istituzioni, in particolare di quelle presidiate dalla politica. Il periodo storico in cui viviamo è caratterizzato, quindi, da una forte distanza tra popolazione e partiti: i partiti vengono visti come corpi a sé stanti, distanti dalla cittadinanza e proprio perché hanno perso la loro funzione di rappresentanza, si è allargato il divario tra rappresentati e rappresentanti. Non si riconosce più ai partiti il ruolo dettato all’art. 49 della Costituzione, che incarna in loro il compito non solo di rappresentare, ma di essere spazio di discussione per tutta la cittadinanza. I partiti stessi però, più che prendere atto di questa crisi rappresentativa, hanno, sulla base di necessità di contesto elettorale, raccolto queste istanze e scelto una soluzione che accontentasse la popolazione sul breve termine. I sintomi di questo appaiono da alcuni sentori, precedenti al Referendum Costituzionale sul taglio dei parlamentari come ad esempio il taglio del finanziamento pubblico ai partiti.

Delle ragioni che non ci convincono

Le ragioni del Referendum sono espresse principalmente in chiave numerica: dal taglio delle “poltrone” al risparmio economico per il paese.
La motivazione centrale spinta dai promotori della riforma è infatti il risparmio di spesa, il quale si dovrebbe attestare sui 57 milioni di euro all’anno (fonte: Osservatorio Italiano sui Conti Pubblici), pari a circa lo 0,007% della spesa pubblica totale: un valore ridicolamente esiguo se confrontato con le grandezze della contabilità di Stato. Un risparmio che oltretutto potrebbe non verificarsi a causa del maggior lavoro che ricadrebbe sul singolo parlamentare così chiamato a coinvolgere un maggior numero di assistenti e dunque produrre costi maggiori.
Nella narrazione a favore del “Sì” viene sostenuto che non si tratta di una riduzione, ma di un miglioramento in virtù del fatto che meno persone significano maggiore trasparenza e controllo, meno interessi e dunque meno manovre di palazzo, trasfigurando il taglio come un colpo inferto alle lobby e ai gruppi di interessi.
Ritenere che a meno parlamentari corrisponda meno discussione, meno emendamenti e quindi tempi più rapidi, dimostra un’idea di democrazia che taglia fuori le minoranze territoriali e politiche dalle decisioni, contraria al pluralismo e alle prerogative delle minoranze.
Non sono convincenti nemmeno i confronti con le altre camere rappresentative europee ed internazionali: spesso questi confronti, talvolta volutamente fuorvianti, non tengono conto di differenti assetti istituzionali, riducendo il tutto a parallelismi numerici tra sistemi diversi.
Ed infine un’ultima parola sul rapporto popolazione/rappresentanti. Tagliare linearmente i rappresentanti, a prescindere da quale sia la legge elettorale, aumenta il rapporto tra le due quantità, aumentando (ancor di più) il rapporto tra la politica e la realtà. La politica è necessariamente un sentiero lungo che passa attraverso le vie tortuose e faticose del dialogo e del confronto, non assecondiamo la politica delle risposte semplici a problemi complessi.
Una maggiore efficienza dei lavori parlamentari potrebbe essere raggiunta ampliando lo sguardo a una visione complessa, in una prospettiva che inevitabilmente includa l’aspetto della regolamentazione di Camera e Senato;  ad esempio attraverso una riforma organica, una revisione dei procedimenti legislativi, disciplinati dalla Costituzione e dai regolamenti. Misura del tutto assente nella attuale riforma.

Un NO al populismo

Noi non accettiamo il messaggio politico che passa con questo Referendum: lo svilimento della rappresentanza che non ha nulla a che vedere con il coraggio di cambiare chiamato in causa dai sostenitori del taglio.
La nostra associazione crede che il cambiamento sia un percorso che si fa mobilitando le coscienze e non tracciando una linea e che lo scatto culturale oggi necessario si possa perseguire solo attraverso la rappresentanza di idee, del pluralismo delle opinioni, dell’ascolto delle sensibilità, non in un gesto sordo come quello di un taglio della rappresentanza.
Spinti dalla consapevolezza che il danno che viene arrecato, attraverso questa riforma al sistema democratico, penalizzi soprattutto noi, i giovani custodi e destinatari del futuro di questa nostra democrazia, ci impegniamo in una mobilitazione per il “No”.
Bisogna che il Parlamento recuperi la funzione di mediare il rapporto diretto tra popolazione e governo, noi crediamo nel parlamentarismo e nel valore fondamentale dei corpi intermedi che il populismo intende attentare. Bisogna necessariamente aumentare gli spazi di democrazia, piuttosto che ridurli, e il parlamento, inteso come sede della sovranità popolare se indebolito, indebolisce l’intero assetto democratico.

Le Istituzioni del nostro futuro

Mentre il populismo cerca di portare la discussione all’esterno del Parlamento, noi vogliamo riportarla dentro le Istituzioni e non siamo disposti ad assecondare la narrazione per cui la politica è un male e che si può risparmiare sugli organi istituzionali, per questo è necessario passare per i partiti, operare un riforma su di essi sostenendo un’altra idea di vita istituzionale.
Noi giovani siamo e saremo i più colpiti dagli errori fatti dalla politica e comprendiamo perciò a pieno quanto sia difficile credere ancora che la politica sia al servizio delle persone, specie per noi studenti, che abbiamo maggiormente sofferto delle scelte politiche degli ultimi anni, ma la difesa delle Istituzioni non deve coincidere necessariamente con la difesa dell’attuale classe dirigente.
In uno scenario del genere l’accesso alla politica per le istanze dei giovani sarà necessariamente problematico. L’opposizione a questa netta riforma costituzionale, infatti, rientra in un più ampio progetto di promozione della democrazia rappresentativa e costituzionale. Difendere un’idea di democrazia, inoltre, è fondamentale per cercare di risolvere la questione sociale del Paese, che emerge oggi in tutta la sua importanza e che osserviamo con i nostri occhi anche negli spazi universitari.
Noi crediamo nelle Istituzioni come unico luogo dove può dare frutto il tentativo della politica di tenere insieme la libertà individuale con l’esperienza collettiva della comunità.
Questo momento di democrazia partecipativa ci vuole presenti e ci avrà protagonisti.

Roma, 26/08/2020

Riferimenti
https://documenti.camera.it/Leg18/Dossier/Pdf/AC0167d.Pdf?fbclid=IwAR0s6a7XtSimBjBMloHFvNazfqT8w-GVqDq4POp5aVJLdPLnyO7OrcMTN-s
https://comitatonostra.it/WhyNo.html

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